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Lo speaker Filippo Marciano’ continua a condurre, con grande successo di pubblico, il pomeriggio di Radio Number One, dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 17.

L’idea di Marciano’ è stata quella di coinvolgere gli ascoltatori che, interagendo con il conduttore, diventano protagonisti.

La Combriccola nasce proprio così, un nome suggerito dal pubblico, e sempre tanti messaggi che arrivano dai followers che vogliono sentirsi parte attiva del programma.

De  “La Combriccola” fanno parte Frank il camionaro, che conclude i suoi messaggi con il clacson tipico dei camion storici, Max di Sondrio, appassionato di musica e ciclismo, il vecchio Doc che non si ricorda di prendere le pillole, Big Jim, maniaco di muscoli ed esercizi anche sotto il solleone, solo per citarne alcuni, una banda di simpatici e autoironici personaggi della vita reale, che interpretano semplicemente se stessi, interagendo con Marciano’, tra ricordi, battute e provocazioni pomeridiane.

Il Direttore Angelo De Robertis è stato essenziale per consolidare l’idea in un pomeriggio che stava prendendo forma e che, ogni giorno è una sorpresa e un appuntamento da non perdere che tutti aspettano con curiosità ed entusiasmo.

Si è poi pensato di dare spazio ad altri argomenti, come a gossip, moda e tendenze, facendo intervenire, il mercoledì, la giornalista e opinionista Francesca Lovatelli Caetani, la LOVA LOVA, che nel magistrale e spontaneo duetto con Marciano’, di settimana in settimana, ha entusiasmato tutti, entrando a far parte de “La Combriccola”, ormai un format destinato a riservare altre sorprese.

Max di Sondrio ogni settimana, invia un brano da lui cantato, già noto ma riadattato alla LOVA, che diventa la sua sigla, ogni mercoledì diversa, secondo l’estro di questo novello cantante, ma non mancano le interazioni degli altri protagonisti de La Combriccola, in un mix di battute, ironia, scherzi e siparietti degni di un format che potrebbe essere destinato ad ampliare il suo spazio e/o, perché no, anche a sbarcare anche in tv.

 “Volevo la gonna”, il libro che insegna e svela tanti aspetti, quelli della protagonista Miriam Morden, che racconta una vita ai limiti dell’incredibile.

 

La vicenda inizia durante la corsa di Miriam verso l’ospedale, accompagnata dalla sua amica del cuore, la scrittrice Vivian Darkangel. La narrazione è composta da fatti realmente accaduti, ogni racconto è dove deve essere e tutto assume un significato specifico per chi legge.

Questo libro di cosa parla?

“Questo libro racconta passo passo la mia vita, le mie origini Libiche fino ad oggi; Il libro racconta le umiliazioni subite le disavventure ma anche le gioie che questa vita mi ha regalato. Essere trans ancor oggi è difficile, io ero arrivata a pensare di suicidarmi, ma qualche mia amica lo ha fatto veramente. Con questo libro racconto si la mia storia, ma punto a trasmettere coraggio a chi deve affrontare questo cambiamento radicale per nulla semplice ma bisogna farlo con cautela e avere accanto le persone giuste.

                                                    

Da quando hai voluto la gonna?

 “Sin da piccola la mamma probabilmente sognava una femminuccia e ogni tanto mi metteva delle camicette lunghe che sembravano vestitini. Ma in realtà tutto ciò l’ho scoperto solo 30 anni fa guardando l’album di famiglia. Più o meno all’età di 10/11anni ho cominciato ad avere desiderio di vestirmi da bambina così rubavo gioielli scarpe e gonne alla mamma per poi chiudermi nella mia cameretta per indossarli e sentirmi molto bella”.

Come ti è venuta l’idea di scrivere un libro sulla tua vita?

L’idea mi è venuta mentre chiacchieravo con la scrittrice che è una mia carissima amica Vivian Darkangel più le raccontavo del mio passato e più mi veniva voglia di dirlo a tutti, a tutte le persone che si lamentano per nulla a quelli che si piangono addosso per stupidaggine e a tutti quelli che erano o sono come me e vogliono cambiare le carte in tavola e uscire allo scoperto. Così confrontandomi con Vivian le ho proposto di scrivere il libro e lei ha accettato subito.

Come è stato vivere nelle vesti di Pietro durante il giorno e Miriam la notte?

“È stata dura, pensi che quando lavoravo in conservatorio hanno scoperto che la sera mi vestivo da donna e mi hanno cacciata, licenziata in tronco; una sera ero in macchina, mi hanno fermato, quando hanno visto la carta d’identità, ovviamente apparteneva a un maschio e io ero vestita da donna e mi hanno arrestato, unica mia colpa quella di portare una gonna. Diciamo che sono stata nel profondo degli abissi ma poco alla volta sono riuscita a risalire sempre col sorriso”.

Oggi tu come vivi questa nuova vita?

“Grazie a tutto ciò che ho passato, sono diventata una donna forte ora affronto la vita a testa alta e dei pregiudizi altrui non mi preoccupo più! So perfettamente che ancor oggi la gente mi guarda in maniera diversa, anche se non tutti son così ma ho imparato a farmi accettare per quello che sono, e a dimostrare ciò che valgo realmente”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Questo libro è solo l’inizio, poi ci sarà il film e tanto altro che mi aspetta.

 

Tratto da tgcom24!

 

Unity batterà per nove giorni l'impresa analoga di Jeff Bezos, che il 20 luglio partirà con la sua New Shepard

 

Conto alla rovescia per il volo suborbitale commerciale di Richard Branson, il miliardario fondatore della Virgin Galactic. Il primo lancio spaziale al mondo per "turisti" è previsto per le 15 italiane. Unity, come è stato ribattezzato il razzo SpaceShip Two di Branson, batterà per nove giorni l'impresa analoga del suo diretto concorrente Jeff Bezos, che il 20 luglio partirà con la sua New Shepard.
In nessuno dei due casi sarà un volo fra le stelle: Branson e Bezos raggiungeranno lo spazio, ma intersecando la loro traiettoria con quella dell'atmosfera per poi rientrare a Terra.A bordo con Branson ci saranno i piloti Dave MacKay e Michael Masucci, l'istruttrice Beth Moses, l'ingegnere Colin Bennett e la vicepresidente della Virgin per gli Affari governativi e la ricerca Sirisha Bandla.

Tratto da www.vanityclass.it!

 

Si sta creando un disallineamento di interessi tra gli azionisti privati, che sono per lo più orientati al lungo termine, e i gestori di fondi

Il risparmio a lungo termine

Dobbiamo smettere di pensare a chi investe in titoli azionari od obbligazionari come se fossero persone astratte o diverse dalla maggioranza degli abitanti del nostro Paese: sono genitori e cittadini che vogliono lasciare un pianeta più verde e migliore per i loro figli, i cui principali obiettivi di risparmio – come l’integrazione della pensione, la prima casa o un lecito accumulo di ricchezza da lasciare ai propri figli – sono orientati al lungo termine e necessitano di un’economia e di un ambiente sostenibili.

Risparmio e Finanza Sostenibile

Oltre ad affrontare questioni ambientali cruciali, il concetto di finanza sostenibile dovrebbe tradursi in prodotti finanziari impeccabili, nel rispetto delle norme di protezione degli investitori. E questo è un concetto condiviso in tutta Europa. Un prodotto di investimento può essere “verde” o “sostenibile”, ma non basta: i singoli investitori non affideranno i propri risparmi a prodotti che non soddisfino anche la loro esigenza primaria di creazione di valore sostenibile a lungo termine.

L’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria è una componente cruciale dell’empowerment dei consumatori/investitori e offre agli individui una comprensione di come gestire le proprie finanze nell’economia reale al fine di evitare rischi inutili, debito eccessivo e possibile “esclusione” finanziaria. Consente alle persone di migliorare la loro comprensione delle opportunità finanziarie che i prodotti a loro disposizione possono offrire, ottimizzando le loro prospettive di risparmio.

Sebbene l’educazione finanziaria sia fondamentale, chiaramente non dovrebbe sollevare le istituzioni finanziarie dal loro ruolo di fornire a individui e imprese informazioni efficaci, chiare e comprensibili prima della conclusione dei contratti.

Inoltre, l’industria finanziaria è responsabile di garantire, attraverso la formazione e l’istruzione continue, che i dipendenti del settore, in particolare quelli che sono a diretto contatto con i clienti, abbiano le competenze e le qualifiche appropriate per presentare in modo semplice e comprensibile i prodotti che offrono e per agire nell’interesse primario del cliente.

Azionisti e Corporate Governance

I buoni principi di governo societario e la loro corretta attuazione in tutte le società quotate sono di vitale importanza per la loro sopravvivenza, crescita e stabilità a lungo termine. Devono garantire che gli interessi a lungo termine degli azionisti non siano trascurati, né tantomeno minare la stabilità e lo sviluppo sostenibile del sistema finanziario.

Spesso molti problemi di governo societario nascono dal fallimento di una delle due condizioni: i collegamenti nella catena di governo tra amministratori e azionisti, e il fatto che sono gli azionisti a sopportare i rischi economici, non solo a ritirare gli utili.

C’è troppo spesso un disallineamento degli interessi: diversi studi mostrano che il declino delle singole partecipazioni azionarie ha portato i gestori patrimoniali a diventare gli attori dominanti nella catena degli investimenti, e quindi a detenere i diritti di voto, con una remunerazione prevalentemente basata sul breve termine (nonostante i requisiti UCITS V e AIFMD) a scapito della creazione di valore a lungo termine.

Le normative

La normativa UCITS V riguarda l’informativa da rendere relativamente al depositario e alle politiche di remunerazione. L’AIFMD (Alternative Investment Fund Managers Directive) stabilisce stardard normativi armonizzati per Gestori di fondi di investimento alternativi.

Per esempio, la Direttiva del Parlamento Europeo UCITS V non riesce a collegare le regole di remunerazione ai meccanismi di commissione di performance dei fondi stessi che rimangono a brevissimo termine … quando esistono. Quando non esistono, l’incentivo economico si basa sul patrimonio gestito, non sulla performance, e certamente mai sui risultati a lungo termine.

Questa situazione crea un disallineamento di interessi tra gli azionisti privati. Non a caso, sono per lo più orientati al lungo termine e le decisioni dei gestori di fondi.  Ci sono diversi studi che sostengono che gli investitori istituzionali non interagiscono sufficientemente con le partecipate. Anzi, preferiscono rispondere a una performance scadente semplicemente vendendo le proprie azioni invece di intraprendere costose iniziative di risanamento che richiederebbero tempo.

Gli intermediari, che hanno portafogli ad alto turnover, sono focalizzati sulla performance a breve termine e non riescono ad agire come amministratori responsabili della società.

Gli investitori istituzionali

Un prerequisito importante sarebbe definire che cosa sia un “investitore istituzionale”. È quello che Sir John Kay, uno dei principali economisti britannici, definisce come gestori di “soldi di altre persone”.

Nella maggior parte dei casi, se non in tutti, gli interessi economici dei gestori degli investimenti hanno un orizzonte temporale molto più breve di quello degli investimenti che gestiscono.

D’altra parte, tutti gli studi confermano che i singoli investitori hanno in media un orizzonte di lungo termine. Questo perché il loro obiettivo di risparmio, come dicevamo all’inizio, è soddisfare bisogni fondamentali che sono a lungo termine. Pensione, casa, istruzione dei figli, trasmissione della ricchezza.

Pertanto, è estremamente importante che il quadro di Governance sostenibile in azienda riconosca la differenza tra azionisti istituzionali e azionisti individuali. Questi ultimi svolgono un ruolo chiave in termini di creazione di valore a lungo termine per l’azienda. Difatti, i loro interessi sono allineati a quelli istituzionali della società civile nel suo insieme, in termini di questioni ambientali e sociali e di governance.

La Shareholder Rights Directive

Inoltre, vorremmo sottolineare due carenze della SRD II, la Shareholder Rights Directive sui diritti degli azionisti. In primis la direttiva che, pur richiedendo agli investitori istituzionali di essere trasparenti per quanto riguarda il loro impegno nelle società, non è così efficace. Quello che manca è un obbligo ad impegnarsi sul serio, non solo a parole.

In secondo luogo, l’attuazione letterale della SRD II ha ulteriormente condensato il mercato della trasmissione di informazioni. Tra emittenti e azionisti, ha reso i comunicati così anonimi, formali e ripetitivi, da non essere più in grado di informare sul serio il lettore.

Infine, sarebbe necessario che la Commissione europea esaminasse più da vicino il processo di come le decisioni di voto finiscano sempre in mano agli investitori istituzionali: nella nostra esperienza, gli investitori, siano essi istituzionali o privati, in tutta Europa devono fare molto affidamento su votazioni proxy. I privati poi proprio non dispongono delle risorse per eseguire l’analisi completa prima di un’assemblea generale della loro stessa società.

 

Tratto da www.vanityclass.it

La “European Payments Initiative” è supportata da trenta banche e da due delle più grandi piattaforme di pagamento europee

Importanti banche e parlamentari europei di tutte le correnti politiche hanno affrontato varie volte negli ultimi dieci anni questo problema, ma fino ad oggi nessuno era riuscito a trovare una soluzione: si tratta del fatto che tutti i sistemi di pagamento elettronico che usiamo anche in Europa, cioè VISA, MasterCard, ecc. hanno sede negli USA e non in uno Stato europeo. Vere difficoltà non si sono mai create, ma vale il principio che anche per questa importante fetta delle transazioni monetarie gli Europei non dovrebbero dipendere dalla sovranità di uno Stato estero.

Sistemi di pagamento in evoluzione

L’ultima volta che le banche europee hanno provato a costruire un gruppo di pagamenti in grado di affrontare i colossi statunitensi che dominano il settore, hanno fallito miseramente. Ora i parlamentari europei stanno intervenendo più decisamente, e ne fanno appunto un fatto di principio: i politici sono convinti che un sistema di pagamento europeo sia una questione di sovranità.

Ecco perché alcuni dei maggiori Istituti di credito dell’area valutaria dell’euro si sono uniti per lanciare un nuovo attacco ai loro rivali statunitensi. Me se il primo passo dell’anno scorso non fosse stato così ridicolo, ci sarebbe da piangere: pomposamente hanno chiamato il progetto “Pan-European Payment System Initiative” senza pensare che l’acronimo PEPSI non sarebbe stato gradito dall’americanissima azienda produttrice della nota bibita, che si prontamente opposta … vincendo il ricorso. Il nome è stato declassato a European Payments Initiative e speriamo che l’acronimo EPI non sollevi nuovi problemi, se no non si inizierà mai a parlare di cose serie.

Grafico delle transazioni (mld) che mostra l’aumento dell’uso di pagamenti non in contanti in Europa (fonte: Financial Times su dati BCE)

Un servizio di pagamenti paneuropeo

Trenta banche e due delle più grandi piattaforme di pagamento europee supportano EPI, con l’obiettivo di creare un servizio di pagamenti paneuropeo che possa essere utilizzato per pagare online e sui punti vendita e per prelevare contanti ai bancomat.

Sistemi di pagamento: le banche europee si sono finalmente rese conto che se non agiscono subito, potrebbero essere sfidate da aziende tecnologiche come Apple e Google che operano già sul loro territorio.

“Se non costruiamo un player europeo nei pagamenti oggi, il prossimo sarà cinese”ha detto a FT Philippe Heim, amministratore delegato della Banque Postale francese.

Oggi, Mastercard e Visa gestiscono quattro transazioni su cinque in Europa, (fonte EuroCommerce) quando questo oligopolio potrebbe essere facilmente battuto se consideriamo che le banche e gli operatori che guidano l’EPI attualmente elaborano già più della metà di tutti i pagamenti dell’UE in generale. Parliamo di nomi come Deutsche Bank, BNP Paribas, ING, UniCredit e Santander,

L’ente con sede a Bruxelles ha tempo fino a settembre per elaborare un progetto. Se le banche che sostengono EPI lo riterranno valido, le prime applicazioni nel mondo reale potrebbero essere lanciate all’inizio del 2022.

Grafico del valore totale in euro che mostra le transazioni invaluta elettronica in Europa (fonte: Financial Times su dati BCE)

Sistemi di pagamento, le difficoltà

Perché una nuova piattaforma come quella che proporrà EPI possa funzionare, occorre che si verifichino contemporaneamente due fatti irrinunciabili: commercianti pronti ad accettare i pagamenti (probabilmente installando un nuovo lettore di credit card) e utenti pronti a effettuare pagamenti utilizzando le nuove card abilitate al circuito. Non sarà facile, il lancio completo potrebbe richiedere anni e un cattivo inizio potrebbe stroncare le possibilità di successo di EPI.

Del resto, come ha affermato un anziano banchiere francese coinvolto nel progetto: “Ci sono voluti un decennio e una pandemia perché i pagamenti contactless iniziassero davvero”.

“Il rischio più grande”, ha detto un altro banchiere francese “è che le persone coinvolte alla fine decidano che è troppo complicato e abbandonino il progetto”.

Istogramma (milioni) che mostra il numero crescente di terminali di pagamento in Europa (fonte: Financial Times su dati BCE)

Un modo per sostenere i costi potrebbe essere quello di attingere ai fondi dell’UE.“Crediamo che nel supportare le infrastrutture in Europa, non si debbano solo costruire strade, ma potenzialmente anche ‘strade di pagamento'”, ha affermato Joachim Schmalzl della German Savings Banks Association.

E mentre i politici europei hanno dato il via libera all’EPI, i banchieri sono preoccupati per la concorrenza derivante dalla versione digitale dell’euro, ormai in via di definizione: pianificata dalla BCE, e inizialmente concepita come un modo per migliorare i pagamenti transfrontalieri, potrebbe entrare in concorrenza con l’EPI e quindi intaccare i margini bancari del nuovo progetto.

 

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