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Tratto da www.vanityclass.it!

 

Si sta creando un disallineamento di interessi tra gli azionisti privati, che sono per lo più orientati al lungo termine, e i gestori di fondi

Il risparmio a lungo termine

Dobbiamo smettere di pensare a chi investe in titoli azionari od obbligazionari come se fossero persone astratte o diverse dalla maggioranza degli abitanti del nostro Paese: sono genitori e cittadini che vogliono lasciare un pianeta più verde e migliore per i loro figli, i cui principali obiettivi di risparmio – come l’integrazione della pensione, la prima casa o un lecito accumulo di ricchezza da lasciare ai propri figli – sono orientati al lungo termine e necessitano di un’economia e di un ambiente sostenibili.

Risparmio e Finanza Sostenibile

Oltre ad affrontare questioni ambientali cruciali, il concetto di finanza sostenibile dovrebbe tradursi in prodotti finanziari impeccabili, nel rispetto delle norme di protezione degli investitori. E questo è un concetto condiviso in tutta Europa. Un prodotto di investimento può essere “verde” o “sostenibile”, ma non basta: i singoli investitori non affideranno i propri risparmi a prodotti che non soddisfino anche la loro esigenza primaria di creazione di valore sostenibile a lungo termine.

L’educazione finanziaria

L’educazione finanziaria è una componente cruciale dell’empowerment dei consumatori/investitori e offre agli individui una comprensione di come gestire le proprie finanze nell’economia reale al fine di evitare rischi inutili, debito eccessivo e possibile “esclusione” finanziaria. Consente alle persone di migliorare la loro comprensione delle opportunità finanziarie che i prodotti a loro disposizione possono offrire, ottimizzando le loro prospettive di risparmio.

Sebbene l’educazione finanziaria sia fondamentale, chiaramente non dovrebbe sollevare le istituzioni finanziarie dal loro ruolo di fornire a individui e imprese informazioni efficaci, chiare e comprensibili prima della conclusione dei contratti.

Inoltre, l’industria finanziaria è responsabile di garantire, attraverso la formazione e l’istruzione continue, che i dipendenti del settore, in particolare quelli che sono a diretto contatto con i clienti, abbiano le competenze e le qualifiche appropriate per presentare in modo semplice e comprensibile i prodotti che offrono e per agire nell’interesse primario del cliente.

Azionisti e Corporate Governance

I buoni principi di governo societario e la loro corretta attuazione in tutte le società quotate sono di vitale importanza per la loro sopravvivenza, crescita e stabilità a lungo termine. Devono garantire che gli interessi a lungo termine degli azionisti non siano trascurati, né tantomeno minare la stabilità e lo sviluppo sostenibile del sistema finanziario.

Spesso molti problemi di governo societario nascono dal fallimento di una delle due condizioni: i collegamenti nella catena di governo tra amministratori e azionisti, e il fatto che sono gli azionisti a sopportare i rischi economici, non solo a ritirare gli utili.

C’è troppo spesso un disallineamento degli interessi: diversi studi mostrano che il declino delle singole partecipazioni azionarie ha portato i gestori patrimoniali a diventare gli attori dominanti nella catena degli investimenti, e quindi a detenere i diritti di voto, con una remunerazione prevalentemente basata sul breve termine (nonostante i requisiti UCITS V e AIFMD) a scapito della creazione di valore a lungo termine.

Le normative

La normativa UCITS V riguarda l’informativa da rendere relativamente al depositario e alle politiche di remunerazione. L’AIFMD (Alternative Investment Fund Managers Directive) stabilisce stardard normativi armonizzati per Gestori di fondi di investimento alternativi.

Per esempio, la Direttiva del Parlamento Europeo UCITS V non riesce a collegare le regole di remunerazione ai meccanismi di commissione di performance dei fondi stessi che rimangono a brevissimo termine … quando esistono. Quando non esistono, l’incentivo economico si basa sul patrimonio gestito, non sulla performance, e certamente mai sui risultati a lungo termine.

Questa situazione crea un disallineamento di interessi tra gli azionisti privati. Non a caso, sono per lo più orientati al lungo termine e le decisioni dei gestori di fondi.  Ci sono diversi studi che sostengono che gli investitori istituzionali non interagiscono sufficientemente con le partecipate. Anzi, preferiscono rispondere a una performance scadente semplicemente vendendo le proprie azioni invece di intraprendere costose iniziative di risanamento che richiederebbero tempo.

Gli intermediari, che hanno portafogli ad alto turnover, sono focalizzati sulla performance a breve termine e non riescono ad agire come amministratori responsabili della società.

Gli investitori istituzionali

Un prerequisito importante sarebbe definire che cosa sia un “investitore istituzionale”. È quello che Sir John Kay, uno dei principali economisti britannici, definisce come gestori di “soldi di altre persone”.

Nella maggior parte dei casi, se non in tutti, gli interessi economici dei gestori degli investimenti hanno un orizzonte temporale molto più breve di quello degli investimenti che gestiscono.

D’altra parte, tutti gli studi confermano che i singoli investitori hanno in media un orizzonte di lungo termine. Questo perché il loro obiettivo di risparmio, come dicevamo all’inizio, è soddisfare bisogni fondamentali che sono a lungo termine. Pensione, casa, istruzione dei figli, trasmissione della ricchezza.

Pertanto, è estremamente importante che il quadro di Governance sostenibile in azienda riconosca la differenza tra azionisti istituzionali e azionisti individuali. Questi ultimi svolgono un ruolo chiave in termini di creazione di valore a lungo termine per l’azienda. Difatti, i loro interessi sono allineati a quelli istituzionali della società civile nel suo insieme, in termini di questioni ambientali e sociali e di governance.

La Shareholder Rights Directive

Inoltre, vorremmo sottolineare due carenze della SRD II, la Shareholder Rights Directive sui diritti degli azionisti. In primis la direttiva che, pur richiedendo agli investitori istituzionali di essere trasparenti per quanto riguarda il loro impegno nelle società, non è così efficace. Quello che manca è un obbligo ad impegnarsi sul serio, non solo a parole.

In secondo luogo, l’attuazione letterale della SRD II ha ulteriormente condensato il mercato della trasmissione di informazioni. Tra emittenti e azionisti, ha reso i comunicati così anonimi, formali e ripetitivi, da non essere più in grado di informare sul serio il lettore.

Infine, sarebbe necessario che la Commissione europea esaminasse più da vicino il processo di come le decisioni di voto finiscano sempre in mano agli investitori istituzionali: nella nostra esperienza, gli investitori, siano essi istituzionali o privati, in tutta Europa devono fare molto affidamento su votazioni proxy. I privati poi proprio non dispongono delle risorse per eseguire l’analisi completa prima di un’assemblea generale della loro stessa società.

 


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